I punti essenziali presenti ne "Le Confessioni" di Sant'Agostino.

 

                                                                 Prof. Dr. Ivo Mandarino


                          I punti essenziali presenti ne "Le Confessioni" di Sant'Agostino


Agostino scrisse "Le Confessioni" tra il 397 ed il 400 d.C.

 All'interno di quest'opera troviamo alcuni punti essenziali del pensiero di Agostino stesso. Intanto, essa è un'opera autobiografica in cui l'autore ci presenta gli elementi della propria conversione, dopo una prima fase di vita piuttosto dissoluta ed intesa secondo la logica del mondo. Agostino, infatti, nei propri anni giovanili non è solo nel mondo ma è proprio del mondo. Distinzione importantissima questa, visto che essere del mondo significa dare priorità e prevalenza alle cose della vita pratica e lontana dalla dimensione religiosa, mentre essere nel mondo vuol dire vivere nel contesto mondano ma senza assuefarsi, nè piegarsi alle logiche di una vita trascorsa senza orizzonte di fede.

"Le Confessioni" sono, perciò, un'opera autobiografica con forti elementi religiosi, teologici ed anche psicologici.

Gli aspetti principali, peraltro tutti intrecciati tra loro, si possono così considerare: viene trattato il "peccato", l'esistenza del male, la questione del ravvedimento e della conversione e la questione della "grazia".

Il peccato è possibile in forza del libero arbitrio di cui l'essere umano è stato dotato da Dio. Egli sceglie deliberatamente se fare il bene o il male. E perché sceglie? Perchè, in un'ottica puramente mondana, può anche arrivare ad optare per qualcosa che lo attira del mondo, come i beni caduchi e perituri, quelli che la tignola può poi corrodere, allontanandosi da Dio che rappresenta il Sommo Bene e lo fa quindi liberamente, con un atto assolutamente volontario. Potremmo dire che un siffatto soggetto investe male le proprie risorse (naturalmente non solo e non tanto in un'ottica utilitaristica) ma, comunque, così facendo investe nelle cose del mondo, anzichè in quelle eterne ed immutabili del cielo.

L'essere umano ragiona in un'ottica, così, egoistica che lo porta a bramare il possesso delle cose terrene ed a riporre la fiducia nelle cose di quaggiù piuttosto che in Dio ed in quelle che a Dio fanno piacere.

Perché siamo portati a peccare? In ragione dell'azione dei nostri progenitori che osarono sfidare Dio sul piano della conoscenza e ci conferirono in eredità il peccato originale.

Il principio del male è dunque interno, come interna è la redenzione che ci porta a rivolgerci completamente su noi stessi per slanciarci verso Dio e quindi, di converso, verso i fratelli di cui le nostre buone opere, disinteressate, ma concrete, sono prova. Una fede intimistica, interna, ovviamente, tutta nostra, oggettivamente soggettiva, diremmo così, ma non egoistica, semmai altruistica, totalizzante.

C'è poi, allora, il problema del male. Cos'è, in sintesi? Non è il principio contrapposto al bene, come volevano i manichei per i quali Bene e Male erano due principi essenzialmente paritari ed ugualmente presenti, in modo tale da spaccare la realtà in due fronti contrapposti. Per Agostino ed i teologi cristiani ed i Padri della Chiesa, il Bene è il principio per eccellenza. Ontologicamente è, quindi. Esiste. Il male, invece non è un principio con uguale dignità di esistenza. Letteralmente il Bene è ed il Male non è... E che cosa non è il Male? Il Male non è Bene. Non ha una sua valenza ontologica. Esiste come privazione di Bene, come mancanza di Bene. Non è un'entità. E' privazione di ciò che è Bene. Il Male c'è solo quando il Bene non c'è, ma non esiste per una sua forma di intrinseca, ontologica sussistenza. Agostino, infatti, lo definisce come "Privatio boni".

E, se non esiste in una sua forma assolutamente pura e totale, allora come e perché il Male si manifesta? Il Male è frutto della scelta dell'uomo, lasciato libero da Dio (libero arbitrio) di scegliere. Ecco, allora che si manifesta quando l'uomo sceglie un bene caduco, perituro, inferiore afferente le cose mondane, inferiore a quello superiore riguardante invece le cose del cielo.  

Con questo sequenziale ragionamento, allora, comprendiamo come il Male non provenga mai da Dio. Del resto, essendo Sommo Bene, Sommo Amore, Logos ed avendo tutte le caratteristiche di perfezione, il Male - che è privazione di Bene - non potrebbe mai giungere dal massimo fattore di Bene che ne racchiude la massima perfezione. Il Male si può manifestare, allora, solo ed esclusivamente per una scelta deliberata del soggetto umano che volge l'attenzione verso ciò che è di bene inferiore.

Agostino interrogandosi sul Male ed interrogandosi sulla propria stessa vita aveva più volte detto:"Unde malum?" ("Da dove viene il Male?"). La sua non era solo una domanda astratta, metafisica e trascendente ma questione di vita pratica, con forti connotazioni psicologiche e venature esistenziali. Il ragionamento di Agostino, partendo da una solida base filosofica e teologica, alla luce anche della propria personale esperienza pratica di vita, procede con straordinario rigore, una volta che il Vescovo di Ippona si chiede da dove derivi e perché ci sia, visto che Dio è Bontà, Amore e Bene e non può certo derivare da Lui. Incomincia così a pensare che, in forza del Libero Arbitrio di cui ci ha donato, Dio lo permetta, nella Sua Somma Bontà e Prescienza, ma certo non da Lui deriva.

Eppure il Male si manifesta, anche atrocemente, ovunque nello spazio e nel tempo (altre categorie fondamentali nel pensiero filosofico e teologico di Agostino). Perché tutto questo nel mondo fenomenico? Come è possibile? Proviamo a percorrere ancora il pensiero di Agostino alla luce della considerazione della grazia nell'ottica paolina (Paolo di Tarso).

Come vediamo, il ragionamento di Agostino è molto logico e sequenziale. Il peccatore è pertanto la persona che, liberamente, sceglie di frequentare le vaste praterie del Male da cui viene pervaso e corteggiato. Ad un certo punto, se pecca, è perché ha ceduto alle lusinghe mefistofeliche del Male. Proprio come era capitato ad Agostino stesso. Ecco perché quest'opera è anche autobiografica e profondamente psicologica ed autoriflessiva, meditativa oltre che filosofica e teologica.

Il peccatore, però, si può autenticamente e sincermente redimere. A patto naturalemente che sia convinto, determinato e sincero. Agostino parla di "Mutatio cordis", cioè di cambiamento del cuore. Come avviene però questo cambiamento? La persona che intraprende questo percorso di reale conversione si rivolge integralmente e totalmente su se stessa, in modo introspettivo e cerca in sé, nella propria più intima spiritualità, la Verità. Rivolgersi su se stessi, nella propria più intima spiritualità equivale a slanciarsi verso Dio, verso la più intima spiritualità divina ed a trovare così la Verità.

Rivolgersi su se stesso, autenticamente, equivale dunque a rivolgersi, slanciandosi verso Dio. Un movimento autentico su di se è equivalente ad un sincero, convinto slancio verso il nostro Creatore.

Trovi Dio nel momento in cui davvero ed autenticamente trovi te stesso. Un concetto che è al tempo stesso religioso, trascendente, teologico, ed anche psicologico.

La conversione reale, autentica è quel momento in cui il cuore - finalmente toccato dall'azione divina e dalla predisposizione del soggetto che si lascia avvicinare dalla grazia di Dio - si rivolge, con rinnovato slancio e senza più riserve, al Creatore. Il nostro cuore, la nostra anima, la nostra più intima spiritualità trovano pace soltanto nell'elevarsi verso Dio. Il cuore, prima, è in tumulto, in ansia, in inquietudine, ora soltanto trova pace nel riavvicinarsi alla Grazia Divina.

La Grazia di Dio si manifesta in modo potente e gratuito, nel senso che l'uomo, qualunque uomo non ha nessun merito per acquisirla e per esservi toccato. Dio, al solo accettarla, la concede a tutti. Ovviamente, da parte dell'uomo, vi deve essere accettazione attiva e compartecipazione al fine di vivificarne gli effetti.

L'aspetto fondamentale però è che è tramite la grazia che l'uomo si può salvare, senza non può far nulla. Senza, addirittura l'uomo è soggetto alle insidie del peccato, è sottoposto agli attacchi del peccato stesso e, perciò, e per quanto prima detto, è potenzialemente esposto a scegliere ed a fare il male. Dio è assolutamente Buono ed il mondo da Lui voluto è fondamentalmente Buono.

In forza del libero arbitrio possiamo però scegliere deliberatamente il Bene poiché ci troviamo di fronte ad un bivio: o Bene o Male. A noi scegliere. La grazia ci salva, ma solo se la accogliamo e la accettiamo. Dal potenziale assenso al piacere peccaminoso possiamo invece passare alla redenzione ed al ravvedimento dell'abbandonarci con fede e con fiducia al nostro Creatore che ci è Padre, Padre Amorevole e Bene Assoluto e totale. Infatti, tutto ciò che il Signore crea e ci dona è buono e positivo e salvifico. 


Prof. Dr. Ivo Mandarino      

Commenti

  1. Ho anche girato un video riguardante questa tematica. Video che manderò in onda tra circa un mese, più o meno. Il video sarà una lettura commentata proprio di questo mio contributo scritto e di alcune parti riguardanti un articolo comparso sul giornale Avvenire il 23 luglio 2025, riguardante il tema del peccato per Sant'Agostino... Nel I video commento principalmente questo mio contributo scritto e faccio cenno dell'articolo di Avvenire. In un secondo video, un poco più breve, invece, commento alcune frasi dell'articolo su Avvenire...

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