La vita e le opere di una donna davvero coraggiosa: Elisabeth Barrett Browning (6 marzo 1806 - 29 giugno 1861)
La vita e le opere di una donna davvero coraggiosa: Elisabeth Barrett Browning
L'8 marzo, giorno tradizionalmente dedicato alla cosiddetta Festa della donna, ho trovato su Facebook un interessantissimo post di una bella pagina di storia, che dedicava - giustamente - il proprio contributo scritto del giorno alla poetessa e scrittrice inglese Elisabeth Barrett, donna - come vedremo - di una forza, un coraggio, una tenacia uniche. Ed era anche dotata di qualità letterarie davvero notevoli.
Ma andiamo con ordine e, prima di vedere cosa abbia fatto di così importante letterariamente, vediamo di capire chi fosse e di quale tempra e di quale cultura fosse dotata.
Così, sulla scorta e sull'onda dell'entusiasmo di quel post vediamo di fare un approfondimento relativamente alla storia di questa poetessa che diverrà davvero una grande protagonista nella storia della letteratura e, ancor più, della propria affascinante vita.
Elisabeth nacque nei pressi di Durham, esattamente a Coxhoe Hall il 6 marzo 1806 da una agiata famiglia che si era arricchita notevolmente grazie al possesso di piantagioni di zucchero in Giamaica. Il padre è, infatti, un imprenditore dal carattere duro ed è finanziariamente spregiudicato e non si fa troppi problemi pur di trarre il massimo profitto.
La famiglia di Elisabeth però è lontana dalla dura realtà degli schiavi che devono lavorare nelle piantagioni di zucchero e, all'inizio almeno, l'agiatezza supera qualunque altro problema, sia di carattere etico che di relazionalità all'interno della famiglia stessa.
Elisabeth cresce così in una lussureggiante tenuta in quel di Hope End, tenuta che il padre, smanioso di grandezze ha fatto costruire con grande orgoglio.
Ella vive con due sorelle e ben otto fratelli, in una famiglia pertanto piuttosto numerosa nella quale trova però molti e svariati interessi culturali, nonostante il carattere oppressivo del padre.
Il padre è un uomo duro, arcigno, dispotico che vorrebbe i figli e le figlie tutti in casa per sè. Interiormente non accetterebbe (e non accetterà) mai l'idea che possano sposarsi.
Elisabeth però in questi primi anni riesce a ritagliarsi dei momenti di grande rilassatezza e di crescita culturale ed emotiva. Effettivamente bisogna pure dire che - oggettivamente - si trova in un ambiente circondato dalla natura, dimostra bravura e maestria nell'equitazione e si appassiona di teatro, letteratura e poesia.
Ma la vita non dà mai certezze e spesso chiede il conto, un conto anche salato, talora, di ciò che si è ottenuto.
Nel quinquennio tra il 1832 ed il 1837 la situazione economica si rovescia sfavorevolmente e questo comporta lo spostamento in ben tre posti diversi fino a quando - nel 1838 - devono sistemarsi a circa 200 km da Hope End, direttamente a Londra.
Pur ridimensionata a livello economico, tuttavia la vita di Elisabeth può essere ancora considerata tra quelle delle persone piuttosto agiate ma qualcosa cambia e non solo a livello economico.
Probabilmente per una caduta da cavallo quand'era bambina incomincia ad accusare sempre maggiori e più pressanti problemi agli arti inferiori ed alla schiena. Ma, almeno stando ad altre interpretazioni, questa non sarebbe l'unica motivazione circa l'improvvisa insorgenza problematica di salute. Sta di fatto che i problemi alle gambe ed alla schiena diventano sempre più seri, sino a quando non la obbligano permanentemente a casa, se non proprio addirittura a letto. Un ruolo senz'altro negativo devono averlo giocato i funerei avvenimenti familiari con la morte prima della madre e poi di uno degli amatissimi fratelli. Sia, come sia, due scuole di pensiero si confrontano sulla reale entità del suo grave disturbo fisico: certamente la caduta da cavallo deve aver lasciato dei postumi ma, secondo altri, ciò non sarebbe che una concausa.
Inizia così una nuova, ed almeno inizialmente, drammatica fase della sua vita, com'ebbe a dire ella stessa "da reclusa".
Ma la mente funziona, eccome se funziona ed Elisabeth si immerge così nelle letture più svariate che alla fine si mostreranno per esser anche le più feconde per la sua formazione ed anche per la sua attività di poetessa.
Al padre interessa soltanto che la figlia non si sposi e che non lasci la casa paterna, poi - per tutto il resto - attività culturale compresa, si mostra addirittura fiero dei futuri successi della figlia. E' un uomo arcigno, egoista, dispotico con un forte egocentrismo e, nei successi della figlia, pur malata e pur costretta a dimorare perennemente in casa, trova motivi di grande orgoglio personale.
I suoi scritti riescono così a diffondersi perché - se è vero, come è vero - che, stando in casa, è costretta a frequentare meno persone (tre - quattro al massimo oltre l'entourage familiare), è anche vero che tramite loro, e sopratutto tramite una cara amica, Mary Mitford, riesce ad introdursi in alcuni circoli piutttosto sofisticati (nel senso più nobile del termine) e piuttosto prestigiosi culturalmente, letterariamente.
Sono anni, questi che Elisabeth trascorre nella casa paterna di grande studio (anche dei classici) e di grande produzione letteraria personale. Ed il padre è ancora ignaro di che cosa starà per capitare tra le sue mura domestiche e poi ben oltre le stesse. La cultura è di una potenza dirompente, è una forza che, una volta innescata, non si ferma più...
Elisabeth, nel frattempo, rimanendo appunto al discorso culturale pubblica la sua prima grande opera, nel 1838: si tratta di una raccolta di versi dal titolo The Seraphim and Other Poems.
E mentre inizia così a pubblicare, parimenti continua a studiare (cosa non scontata purtroppo per una donna in quel periodo...) con grande profitto e si appassiona alle grandi tematiche sociali, ai diritti civili, alla libertà di manifestazione, parola ed espressione.
Tutti argomenti che, per quanto ferocemente avversati nei fatti, trovano però ampio respiro nella comunità degli intellettuali.
Negli anni a seguire pubblicherà così due opere fortemente influenzate da tali tematiche, cavalcate anche da un certo impegno sociale e politico di molti, e - nel primo - dal titolo piuttosto esplicativo di Cry of the children (1843) tratterà la tematica dello sfruttamento minorile nell'ambiente delle fabbriche inglesi (oltretutto il contesto storico è proprio quello della grande industrializzazione del periodo vittoriano) con la conseguenza di creare condizioni sociali, di vita, di inurbazione assolutamente inaccettabili e malsane. Tematiche, nel corso del tempo, anche in anni a lei non coevi ma successivi, ampiamente descritti da scrittori e romanzieri e studiati e denunciati da storici e sociologi.
Nel secondo, invece, del 1856 (vi attese oltre dieci anni!) dal titolo Aurora Leigh narrerà le avventure di una grande protagonista, in grado di muovere le donne (e fortunatamente non solo!) a partecipare attivamente al miglioramento della condizione femminile e sociale in genere.
Il romanzo catalizzò immediatamente l'attenzione di massa e polarizzò le posizioni, configurandosi come divisivo: c'era chi lo applaudiva pubblicamente a scena aperta e chi voleva osteggiarlo in ogni modo. In tutti i casi non passava certo inosservato!
È un romanzo molto interessante e molto denso. Oltre ad argomentare le vicende di una donna coraggiosa e determinata in ordine alle tematiche sociali che diviene vera e propria trasposizione ed introspezione speculare di carattere personale, il romanzo è - a modo suo - anche una sorta di lucido trattatello etico-estetico in cui l'arte e gli artisti sono allusivamente orientati verso il trascendente con questi ultimi (gli artisti) vengono a svolgere il ruolo di missionari, di coloro che svelano le realtà agli altri uomini. Quello stesso compito missionario che diversi filosofi in fondo assegnano ed accreditano al filosofo stesso (si consumano, al riguardo, gli esempi nel periodo della filosofia antica per non parlare di ciò che dissero soprattutto filosofi del calibro di Schopenhauer o di Nietzsche,...).
L'attività letteraria di Elisabeth, comunque, non era certo conclusa e quanti sviluppi, accadimenti ed eventi si sarebbero ancora verificati! Intanto sono del 1844 i Poems che, unitamente ad altre sue opere nel frattempo già editate, la consacrarono definitivamente nel novero degli autori e delle autrici ormai note e, soprattutto, quanta ammirazione (pur in mezzo, ovviamente, a critiche ed invidia) la circondavano!
E quest'opera, i Poems, segnò per l'appunto una svolta decisiva nella sua vita. L'opera attirò l'attenzione di tal Robert Browning.
E chi era mai costui? Eh... costui era un giovane, rampante e novello autore, una novità nel solco della tradizione poetica inglese. Egli fu attratto dall'attività narrativa e poetica di Elisabeth e riuscirà, con la benedizione del di lei padre, ad andare a trovarla, a conoscerla, a frequentarla. E si incontreranno sotto lo sguardo orgoglioso e ringalluzzito del padre (e come era ignaro l'arcigno dispotico)...
Agli incontri in presenza (come si tende a dire oggi) seguiva anche un fitto carteggio tra i due che divenivano sempre più confidenziali, intimi...
Nel frattempo Elisabeth che vive il rapporto con grande trasporto e grandi aspettative compone ben quarantaquattro sonetti che dedica totalmente ed integralmente all'amato che la ricambia e che coltiva, pure lui, da par suo sogni di gloria e vaste aspettative, anche e soprattutto, esistenzialmente.
Questi sonetti verranno però pubblicati soltanto dopo il loro matrimonio. Infatti saranno editati solo nel 1850. Il loro titolo, oggi, è famosissimo nella storia della letteratura di tutti i tempi e le nazioni: i celeberrimi Sonnets from Portoguese. L'argomento è, ovviamente, amoroso e stilisticamente rimanda ai grandi autori della nobile tradizione di settore e d'ambito.
Si diceva che i due, nel frattempo, si erano sposati. Ma come aveva potuto Elisabeth nelle sue condizioni fisiche e, soprattutto, nel contesto domestico in cui era inserita, sposarsi senza problemi?
La stessa Elisabeth, almeno inizialmente, da persona assennata, avveduta, intelligente qual era, aveva sollevato dubbi, obiezioni, più che rivolgendosi ad altri, rivolgendosi proprio a sé stessa.
Troverà le energie e la determinazione per scrollarsi di dosso i dubbi legati alla sua condizione fisica e soprattutto riuscirà a fuggire dalla gabbia psicologica paterna.
I due, Elisabeth e Robert, con un escamotage riusciranno a convolare alle giuste nozze in modo nascosto e... clandestino. Avverrà il 12 settembre 1846. Elisabeth era una donna già di quarant'anni mentre Robert è più giovane rispetto a lei di sei anni. Secondo i canoni dell'epoca Elisabeth si sposerà avanti negli anni e diventerà madre in un momento in cui molte donne sono già addirittura nonne.
Ma, ancora una volta, procediamo con ordine. Il padre, conoscendo il soggetto nessuno se ne stupisce, una volta venuto a conoscenza dell'accaduto getta letteraralmente una pietra tombale sul nome stesso della figlia. Praticamente la disconosce e non vorrà mai più avere alcun rapporto con lei. Verrà a conoscenza di esser pure diventato nonno ma ciò non lo farà recedere dai suoi propositi ed, anzi, non vorrà neppure conoscere il nipote...
Elisabeth spedirà molte lettere al padre che le conserverà tutte, ma non ne aprirà neanche una, le gettera' in un grosso baule ancora sigillate dalla ceralacca e... questo baule sarà trovato così, subito dopo la sua scomparsa.
A nulla sarebbero serviti, negli anni, i tentativi da parte dei suoi fratelli di intercedere per tentare di riavvicinare, riappacificare, di ricreare il rapporto...
Il loro rapporto, per l'assurdo volere del padre, si era paradossalmente compromesso e non vi era più stato nessuna possibile riapertura...
Ma, ora, torniamo al momento in cui i due amanti si sposano in tutta segretezza. Che cosa ne era stato di loro?
Subito dopo aver contratto matrimonio i due novelli sposini troveranno in Italia la loro nuova patria d'elezione. Lei, addirittura, nel clima italiano migliorerà di salute. Si radicheranno in Toscana, a Pisa prima poi - in modo definitivo - a Firenze dove abiteranno a Palazzo Guidi che oggi è sede del Museo a loro dedicato.
Qui nascerà pure suo figlio, Pen, autore nel 1899 della pubblicazione del vasto carteggio intercorso molti anni prima fra i suoi genitori.
Elisabeth, nel suo periodo italiano (morirà ad appena cinquantacinque anni il 29 giugno 1861), non smentira' il suo carattere mostrato in Inghilterra e qui prenderà ufficialmente posizione nei riguardi degli ideali risorgimentali nei riguardi dei quali il suo cuore batterà forte e la sua mente si dirigerà con entusiasmo.
Parteggera' talmente tanto per l'unità nazionale italiana che accoglierà con enorme dolore l'improvvisa dipartita di Camillo Benso Conte di Cavour che tanto ammirava. Della scomparsa di Cavour rimarrà sinceramente scossa.
La prova della sua partecipazione non soltanto emotiva e razionale ma anche ideologica e letteraria alle idee ed alla causa risorgimentale viene ben tracciata da orme indelebili del suo percorso di scrittrice da opere quali Casa Guidi Windows del 1851 e Poems before Congress del 1860, l'anno prima della sua precoce dipartita. Le sue spoglie mortali riposano nel Cimitero degli Inglesi di Firenze.
Va sinceramente ed onestamente tributato a lei, sotto il profilo puramente letterario, anche il fatto di essere riconosciuta come poetessa ufficiale del Regno Unito a partire dal 1850.
Che dire? Una grande scrittrice, una donna semplicemente immensa!! Lieto di averne fatto, seppur solo virtualmente, la conoscenza.
Grazie per la cortese attenzione.
Un caro saluto a tutti!
Prof. Ivo Mandarino
Bibliografia minima consultata.
Enciclopedia delle donne. Biografie. Online.
Aurora Leigh, 2002, Le Lettere (trad. di B. dell'Agnese), Firenze
Woolf V., 1979, Flush, una biografia, Milano, La Tartaruga.
Barrett E., Browning R., 2007, D'amore e di poesia. Lettere scelte 1845 - 1846 (I. Rizzato, a cura di), Milano, Archinto.
Commenti
Posta un commento